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recensione di Luca Sottimano
7.5/10

C’è un filo diretto che collega "Red" a "Luca", precedente film Pixar. È quello della presenza in cabina di regia di un’esordiente al lungometraggio di origine non statunitense prima autore di un apprezzato corto (qui Domee Shi, cinese naturalizzata canadese con "Bao"; lì Enrico Casarosa, italiano naturalizzato statunitense con "La luna"). Ma soprattutto il legame sta nella rappresentazione di un coming of age attraverso un elemento fantastico, metafora non troppo sottile ma efficace dei problemi della crescita, in un mondo specchio di quello dell’infanzia del regista stesso. "Luca" e "Red" si inseriscono inoltre nella tendenza della Pixar, sviluppatasi negli ultimi anni, a ritrarre personaggi nella fase della preadolescenza. Se "Onward" e "Coco" ne rappresentano il versante maschile, quello femminile ci riporta a "Inside Out", in cui una ragazzina di undici anni affrontava il traumatico passaggio dalla provincia alla metropoli, con un focus sulle sue emozioni. Con un salto di due anni, troviamo la tredicenne Mei protagonista di "Red", dove al centro c’è il cambiamento che va incontro al corpo femminile: uno spunto che può confluire nel body horror ("Blue My Mind") qui viene epurato di qualsiasi lato oscuro, ma non della sua complessità, per essere fonte di situazioni ed equivoci comici.

Mei è infatti una ragazzina sino-canadese che vive con la propria famiglia a Toronto. È esuberante, intraprendente e può contare sull’affiatata amicizia con quattro compagne di scuola, tutte fan della boy band "4 town". I suoi genitori gestiscono un tempio cinese accanto a casa dedicato ai propri antenati. Una mattina, Mei si sveglia e scopre di essersi trasformata in un panda rosso gigante, fenomeno che accade quando è preda di forti emozioni e trova radici nel passato della propria famiglia.

Al centro della storia dunque il momento chiave della crescita e dell’accettazione del proprio cambiamento per una ragazzina in piena pubertà. Vengono proposti con precisione i dettagli più imbarazzanti, il giudizio dei compagni di scuola, il difficile rapporto coi genitori, che fanno fatica ad accettare che la loro figlia non è più una bambina. Quasi un controcampo (esteso) di "Bao" in cui il rapporto madre-figlio era visto dalla prospettiva della prima, anticipando l’abilità della regista-sceneggiatrice nel delineare in pochi tratti un intenso spaccato di vita. In "Red" siamo nella Toronto nel 2002, e non è difficile immaginare che possa essere uno specchio diretto del vissuto di Shi, classe 1987, emigrata coi genitori in Canada all’età di 2 anni. Come in "Luca", la riproposizione di un immaginario della propria infanzia è quanto più lontano da un possibile effetto nostalgico o da cartolina, ma piuttosto rende a pieno l’esperienza e le emozioni della protagonista. La narrazione viaggia a un ritmo frenetico che ne richiama l’indole, trasmesso in particolare da una trascinante colonna sonora, a cura di Ludwig Göransson ( "The Mandalorian", "Tenet"). A questa si uniscono alcuni tra i più classici dei Pixar touches: la caratterizzazione dei personaggi secondari (le amiche di Mei, ognuna ben delineata; il padre, che non resta macchietta ma assume a sorpresa ruolo di mentore), le singole situazioni comiche, il dosaggio tra momenti divertenti e dolenti.

[Attenzione, il seguente paragrafo contiene anticipazioni sul finale di "Red" e "Encanto"]

Ruolo importante nella storia lo gioca inoltre la famiglia della protagonista, di origine cinese ma trapiantata nel mondo occidentale, altro elemento che non è difficile immaginare autobiografico. Come in "Coco", c’è la sua eredità a gravare sulla protagonista, il contrasto tra il seguire i propri sogni e aderire alla tradizione. Come in "Encanto" film animato Disney uscito pochi mesi prima di "Red", c’è un dono ancestrale che può diventare un peso, così come la scossa che la protagonista vuole portare a usanze consolidate, a cui segue una ritrovata unità. Il film è ambientato in Colombia, in un luogo incantato dove vive la famiglia Madrigal, di cui tutti componenti hanno capacità fantastiche, esclusa la giovane Mirabel. In quest’ultimo, le sue avventure portano a una restaurazione del nucleo famigliare, che grazie a lei trae un importante insegnamento. La sua spinta eversiva è però alla fine incanalata nei dettami della famiglia, si adegua alle sue fondamenta, che rimangono immutate. In "Red", invece, la rifondazione avviene con un effettivo cambiamento dettato dalla protagonista. Addirittura, in un evocativo confronto sovrannaturale, è la figlia a dare un insegnamento alla madre, ad accompagnarla in un percorso di riconciliazione. Il suo lato ribelle non è addomesticato, soffocato, anzi viene valorizzato. Nel finale i suoi parenti sfruttano il "potere" di Mei per rilanciare il tempio come fonte d’attrazione per i visitatori e trarne profitto: si integrano dunque a pieno nella società canadese con un preciso approccio capitalista. La parabola sembra quella di "First Cow" di Kelly Reichardt, in cui per aderire al Sogno americano i due protagonisti sfruttano l'unico esemplare bovino della zona, di proprietà di un ricco mercante inglese.

Una chiusura alquanto complessa che il film lascia volutamente aperta, come un grigio squarcio che si apre nel colorato finale. Come analizzavamo ai tempi di "Onward", spesso un metro per analizzare un opera della Pixar era la morale che questo porta con sè, a volte più semplice e diretta, altre volte molto più profonda: per quanto appena detto, "Red" si inserisce nella seconda categoria. Ma non solo: il film invita ad accettare e a mostrare i propri lati strambi, la propria "bestia interiore", un inno alla vitalità che non può non richiamare il "zitto Bruno" in "Luca", viene veicolato da una protagonista dalla caratterizzazione particolarmente azzeccata. Lungi dall’essere figura perfettina da usare come modello o negativa da far redimere nel finale, il film ne evidenzia anche i lati più scomodi, la sua frenesia nel diventare panda per seguire i propri sogni adolescenziali (anche solo per andare al concerto dei propri idoli), facendone la vera vincitrice del racconto.

Dopo questa superba tripletta (ai titoli già citati aggiungiamo "Soul"), possiamo dunque affermare che la Pixar ha ritrovato nuova linfa. A margine, ci dispiace allora di non aver potuto vedere questi titoli su grande schermo, essendo arrivati direttamente sulla piattaforma Disney+ (non senza che questo, come era lecito attendersi, causasse qualche malumore tra i dipendenti della Pixar). Speriamo allora che "Red" sia l’ultimo caso: l’uscita a giugno del prossimo film Pixar, "Lightyear", è infatti prevista esclusivamente in sala.


25/04/2022

Cast e credits

regia:
Domee Shi


titolo originale:
Turning Red


distribuzione:
Disney+


durata:
100'


produzione:
Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures


sceneggiatura:
Domee Shi, Julia Cho


fotografia:
Mahyar Abousaeedi Jonathan Pytko


montaggio:
Nicholas C. Smith


musiche:
Ludwig Göransson


Trama
“Red” di Disney e Pixar presenta Mei Lee, una 13enne sicura di sé e maldestra divisa tra il continuare a essere la figlia diligente di sua madre e il caos dell’adolescenza. La sua protettiva, se non leggermente autoritaria, madre, Ming, non si allontana mai da lei, e questa è una realtà spiacevole per l’adolescente. E come se non bastassero i cambiamenti nei suoi interessi, nei suoi rapporti e nel suo corpo, ogni volta che si emoziona troppo (praticamente SEMPRE), con un “puf” si trasforma in un panda rosso gigante!
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