L'evoluzione tematica delle pellicole prodotte da Jerry Bruckheimer è quantomeno curiosa. Il re Mida del box office mondiale, un tempo, non troppo lontano, rinomato per infondere nei suoi progetti tassi vertiginosi e inquietanti di machismo, misoginia e violenza (vedi "Top Gun", "The Rock", "Bad Boys"), si è definitivamente convertito al cinema per famiglie (complice la
partnership con la Disney), come confermano il recente "
Prince of Persia" e questo "L'apprendista stregone". E se gli esiti al
box office delle due pellicole si sono rivelati ben sotto le aspettative, lasciando presagire per il futuro un'inversione di tendenza, c'è da dire che questo nuovo corso del cinema "di" Bruckheimer non ci dispiace affatto.
"L'apprendista stregone" esce giusto in tempo per celebrare i settant'anni dall'uscita di "Fantasia", in cui compariva il famosissimo episodio omonimo, sulle note dell'opera di Paul Dukas, con Topolino versione maghetto, alle prese con la rivolta dei manici di scopa. Sequenza opportunamente citata dal mestierante Turteltaub (già con Bruckheimer per i due "National Treasure"), che si traduce in una delle scene più divertenti del film. Sorta di variazione cialtrona e semiseria del filone "Harry Potter" (con più di un punto in comune con il recente ed egualmente smaliziato "Percy Jackson e gli dei dell'olimpo"), "L'apprendista stregone" non si segnala sicuramente per l'originalità del plot: l'eterna lotta tra il bene e il male (i maghi "Merliniani" da un lato, capitanati dal capelluto Nicolas Cage, e i malvagi "Morganiani" dall'altro), un ragazzino sfigato alle prese con un mondo soprannaturale e pieno di magia (qualche reminescenza pure di "Transformers"), che scopre di essere predestinato a divenire il mago più potente di sempre (l'accettazione del destino di "prescelto", tema comune a circa la metà dei blockbuster statunitensi, da "Matrix" al già citato "Harry Potter"), sconfiggendo le forze del male. In mezzo c'è pure un po' di teen comedy (il protagonista innamorato perdutamente di una compagna d'università a cui non riesce a dichiararsi) mescolata a rimandi e citazioni di "Grosso guaio a Chinatown", "Ghostbusters", "Guerre Stellari" e via dicendo.
L'ironia riesce a far digerire meglio il tutto, e un paio di trovate sono parecchio gustose (il mondo al "contrario" all'interno dello specchio). Sul fronte cast, Nicolas Cage fa il minimo indispensabile per portarsi a casa il cachet milionario, Alfred Molina è ancora una volta un cattivo sublime, Toby Kebbel (lo stregone "glam") una rivelazione, e la Bellucci, per nostra fortuna, pronuncerà complessivamente tre battute. Manca la scintilla che avrebbe reso tutto più memorabile, ma l'intrattenimento c'è, e chi cerca un paio di ore di relax verrà accontentato.
19/08/2010