Ondacinema

recensione di Giancarlo Usai
5.5/10

Taika Waititi è neozelandese, di origini maori e profondamente legato alle origini insulari e remote del suo percorso di crescita. Ciononostante il suo cinema, caratterizzato da un'osservazione della realtà incline alla semplificazione, non ha mai brillato per una capacità di raccontare terre e tradizioni particolari, si trattasse anche di qualcosa che lui stesso conosceva molto bene. Dopo aver sfondato nel mainstream e aver addirittura conquistato un Oscar per la miglior sceneggiatura per "Jojo Rabbit" (riconoscimento alquanto generoso, in realtà), il regista ormai 48enne torna a casa, scegliendo un'ambientazione che è il perfetto simbolo del suo itinerario di vita e artistico: le Samoa americane sono sì un luogo sperduto nell'Oceano, ma sono al tempo stesso territorio a stelle e strisce, dove l'immaginario statunitense è vivo e la necessità di calarsi in un'atmosfera differente è meno pressante che in altri luoghi. Waititi si scontra fin da subito con le dure regole del cinema sportivo, che da sempre ha due elementi cardine ineludibili. Da una parte, c'è la necessità di mettere in scena una storia che non può prescindere da percorsi di cambiamento da parte dei protagonisti, l'essenza e la ragione primaria per cui uno sport o una vicenda legata ad esso vengono raccontati in un'opera cinematografica; in secondo luogo, e più strettamente da un punto di vista tecnico, è un genere che richiede un'abilità nel catturare il gesto atletico che non può essere ignorata. In entrambe le sfide Waititi non esce certo vittorioso.

Per quanto concerne la vicenda di Thomas Rongen, allenatore olandese trapiantato negli Usa e licenziato varie volte per le sue intemperanze caratteriali, "Chi segna vince" segue un particolare momento (realmente vissuto) della parabola professionale del tecnico: all'ennesimo esonero si ritrova catapultato nell'arcipelago al largo dell'Oceania per una sfida impossibile, ovvero portare la nazionale delle Samoa americane a segnare almeno un gol nelle partite di qualificazione ai Mondiali del 2014 (quelli che si sarebbero poi disputati in Brasile), evitando così l'espulsione della squadra dalla Fifa. Alcolizzato, arrabbiato e solo, è evidente come l'incontro con una cultura così segnata da sentimenti di serenità e assenza di competitività sia il volàno per andare a riprendere una risalita morale del protagonista. Per quanto Michael Fassbender riesca ad essere credibile anche in un ruolo del genere, adeguatamente sopra le righe e immedesimato nel personaggio sprofondato in un vortice privo di dignità, è nella risalita che Waititi tradisce i suoi congeniti difetti di scrittura. Tutto è semplice, è diretto, è lineare nella concatenazione di eventi e reazioni da parte degli esseri umani, nulla è imprevedibile o anche semplicemente frutto di conflitti. Si potrebbe dire che lo stile dell'autore neozelandese - e su questo ci riferiamo anche alle sue esperienze in casa Marvel - sia segnato dalla volontà di appianare i contrasti, di annullare le increspature del racconto, diventa quasi una scelta di campo narrativa il suo voler negare l'esistenza del chiaroscuro. A suo modo, in questa plastificazione delle vicende umane, in cui tutto resta su una superficie levigata, persino il lutto, persino il dolore o la depressione, è un modo di fare film che provoca anche un certo disagio in chi guarda e non comprende come sia possibile che ogni realtà si riesca ad adattare a questo approccio psicologico. Waititi è un cineasta dell'istante, nel senso del momento catturato senza alcuno sguardo critico: una scena è tale solo perché ripresa dall'obiettivo della macchina da presa, senza troppi interrogativi sul senso stesso di una scelta di immagine a scapito di un'altra. Anche tutto ciò che ruota attorno al protagonista assume contorni bidimensionali: la popolazione dell'isola, le vicende comiche dei giocatori improbabili, la giocatrice trans (la prima in una nazionale) specchio di una consuetudine di quelle latitudini, ogni elemento caratterizzante il luogo della storia ha sembianze vagamente esotiche. Nulla, in queste Samoa americane assume un significato che vada oltre un nesso molto semplice tra le aspettative dello spettatore occidentale distratto e quanto effettivamente mostrato. Meglio soprassedere anche sul fronte più strettamente sportivo: il movimento fisico, il gioco di squadra, l'azione calcistica sul campo, tutto viene ripreso dal punto di vista del bordocampo, per cui risulta evidente il disinteresse di Waititi nei confronti del profilo più strettamente agonistico (se mai dovesse servire, anche "Chi segna vince" conferma l'impossibilità di filmare in una pellicola di finzione uno sport come il calcio, forse il più difficile e ostico da essere messo in scena, al di fuori di una narrazione documentaristica).

Piccoli snodi di narrazione restano comunque piacevoli da seguire e fondamentalmente è nel carisma del Rongen fassbenderiano che si concentrano gli elementi di interesse della pellicola. "Chi segna vince" nasce come film privo di pretese, con poca convinzione da parte del suo autore anche sul fronte più immediatamente emotivo. Eppure un interprete eccellente, anche in un impegno semi-vacanziero come questo, ha la forza per caricare sul proprio primo piano le ragioni di una visione.


11/02/2024

Cast e credits

cast:
Michael Fassbender, Oscar Kightley, Kaimana , David Fane, Rachel House


regia:
Taika Waititi


titolo originale:
Next Goal Wins


distribuzione:
Walt Disney Studios Motion Pictures


durata:
104'


produzione:
Archer's Mark, Imaginarium Productions, Piki Films, Searchlight Pictures


sceneggiatura:
Taika Waititi, Iain Morris


fotografia:
Lachlan Milne


scenografie:
Ra Vincent


montaggio:
Tom Eagles, Yana Gorskaya, Nicholas Monsour, Nat Sanders


costumi:
Miyako Bellizzi


musiche:
Michael Giacchino


Trama
La nazionale di calcio delle Samoa Americane è tristemente nota a causa della brutale sconfitta 31 a 0 subita nel 2001 contro l’Australia, il massimo scarto mai registrato nel calcio internazionale. A poche settimane dall’inizio delle qualificazioni per i Mondiali, la squadra ingaggia l’allenatore sfortunato e anticonformista Thomas Rongen, sperando che possa riuscire a cambiare le sorti della peggiore squadra di calcio del mondo...