Tutti vogliono qualcosa

Tutti vogliono qualcosa


Richard Linklater

Commedia | Usa
(2016)

Ce l’avevano presentato come un diversivo di alleggerimento nella carriera, ormai monumentale, di Richard Linklater. Per questo lo stupore di fronte a un film invece così straordinario è stato ancora più incredibile. Lo hanno descritto come il sequel non dichiarato de “La vita è un sogno”, ma in realtà le differenze sono molteplici, sia sul piano narrativo sia su quello più strettamente stilistico. Ma d’altronde non c’è da stupirsi, quando uno è un fuoriclasse riesce a modificare il suo approccio alla regia con facilità disarmante. Ciò che non cambia mai, nella filmografia di Linklater, è la profondità dello sguardo, l’acume delle riflessioni, sempre puntualmente nascoste dietro un’apparente normalità, una rassicurante quotidianità.

“Tutti vogliono qualcosa” è l’ennesimo capitolo di un continuo scandagliare l’ossessione di tutta la vita umana, il tempo. Sono ormai 25 anni che il regista texano segue attentamente l’evoluzione di questo concetto fra le differenti epoche e generazioni. E lo affronta ogni volta con uno sguardo diverso, quando concreto, quando sognatore. C’è stata la trilogia del “Before“, con le sue fotografie di una storia d’amore tese a fermare un attimo indistinto nel tempo indefinito; c’è stata la riflessione filosofica di “Waking Life”, con il miracoloso gioco di specchi fra tempo cinematografico e tempo reale; e poi abbiamo avuto “Boyhood“, la sublimazione del tutto, addirittura la vita reale che irrompe nella finzione, la crescita naturale dell’attore, del professionista, si sostituisce al trucco e ai rimedi di scena. Questi sono solo gli episodi più eclatanti di una carriera irripetibile. Ma l’assillo del tempo, sotto ogni forma sia possibile parlarne, è presente anche altrove in Linklater. In “Dazed and Confused”, per l’appunto, si fotografava in una notte, alla maniera di “American Graffiti”, la fine dell’adolescenza di un gruppo di maturandi negli anni 70.

Ora il gioco si ripete, ma si estende temporalmente e si fa più sottile e stratificato. “Tutti vogliono qualcosa” mette in scena le avventure e le scorribande di un gruppo di ragazzi pronti a iniziare l’anno al college. Il protagonista, Jake, è al suo primo anno e arriva nella sua casa per studenti a tre giorni dall’inizio delle lezioni. Da lì in poi verrà trascinato in turbinio di eventi: feste, serate folli, sballi, conversazioni infinite, sfide di poco conto, allenamenti di baseball e soprattutto caccia a ogni tipo di ragazza. Il tutto scandito da didascalie sullo schermo che ricordano l’avvicinarsi inesorabile del primo giorno di università. Linklater produce, scrive e dirige in totale autonomia. Anche ora che ha trionfato ai Golden Globe e si è affacciato addirittura a una notte degli Oscar da favorito (poi deluso), il cineasta nativo di Austin si riappropria per l’ennesima volta del concetto più puro di cinema indipendente: oltre ai soldi e alla distribuzione c’è ben altro che costituisce questa apparentemente sterile definizione. È un modo di fare, di concepire l’opera, perseguendo in modo estremamente coerente un proprio universo creativo, un percorso autoriale che è come un unico, appassionante romanzo diviso in capitoli. E nel caso del cinema di Linklater, ogni capitolo appassiona e sconvolge per la sua freschezza. “Tutti vogliono qualcosa” fa il verso ai college movie cretini che imperversavano proprio nel decennio degli anni 80: ne viene ricreata minuziosamente l’atmosfera, le scenografie, la fotografia e persino il vocabolario dei protagonisti. Ma, a differenza di quelle saghe ben poco meritevoli, Linklater gioca di fino sulle sfumature, rimodella tutto, quasi all’oscuro dello spettatore, ricombinando i fattori. Ed ecco che il suo “piccolo film” diventa un saggio di regia virtuosa, una pellicola che abbonda di carrellate che lasciano a bocca aperta eppure che risultano così prodigiose per trasmettere quella sensazione di stupore, di entusiasmo, di vitalità.

La vita è fatta di attimi, lo sappiamo. Anche l’ingresso nell’età adulta. Ecco perché nelle 72 ore della storia, i protagonisti parlano e vivono situazioni che vanno a ripetersi, serate che variano nel tema ma non nel loro canovaccio, botta e risposta che spaziano dal sesso allo sport, dalle droghe alla musica del tempo. Eppure tutto è così omogeneo, sono dialoghi pronunciati indifferentemente da diversi personaggi. È, in realtà, un lungo monologo dell’Autore che sale in cattedra e racconta il suo tempo, il modo in cui lo ha vissuto lui, o, per lo meno, come lo ha letto attraverso le sue lenti di fine osservatore sociale. Divertentissimo e brillante, ricco di trovate estemporanee così nostalgicamente legate all’epoca messa in scena, eppure anche così originali nella loro realizzazione concreta, “Tutti vogliono qualcosa” ha la spensieratezza della sua colonna sonora, la genialità del suo creatore, la raffinatezza di quel cinema sentimentale europeo cui Linklater si è sempre riferito, Rohmer in testa.

Tre scene vanno citate più delle altre perché ci aiutano meglio a spiegare la grandezza dell’opera e del regista. La prima è l’apoteosi della prima serata di baldoria dei ragazzi: ognuno la vive a modo suo, ma tutti avranno una ragazza con cui finire la nottata. Con un montaggio alternato adrenalinico, Linklater presenta il gruppo di ragazzi nella loro voglia di divertimento, nel loro arrivo al college con l’obiettivo di rinviare il più possibile il passo successivo da compiere. La seconda scena è l’allenamento domenicale al campo da baseball. Non bisogna dimenticare, infatti, che i protagonisti sono tutti giocatori della squadra del college. Sportivi e nullafacenti nello studio, è sul terreno di gioco che danno il meglio. La scena dura a lungo: è come una parentesi di durata indefinita all’interno del film, l’unica in cui vediamo mazze, palle e caschi. Ancora una dimostrazione di gestione magistrale del tempo cinematografico: senza paura o timori di cadute, Linklater dilata la durata di un’unica scena, prendendosi i rischi dell’allentamento del ritmo. Ma la sua narrazione è così: segue anche nelle sue palpitazioni l’andamento ritmato delle giornate dei suoi personaggi. E infine la terza scena che citiamo: è l’ultima, allorché Jake, mezzo ubriaco e insonne, si siede tra i banchi in aula pronto a iniziare il vero anno accademico. Prima di cominciare si è forse innamorato, potrebbe darsi che stia cambiando idea sul suo avvenire, ma di sicuro va verso il futuro con l’ottimismo e l’ingenuità di chi ancora non ha dovuto scegliere. Nel cinema di Linklater i minuti e le ore sono complicati e lunghi capitoli da vivere, mentre gli anni volano via come un soffio di vento.

19/06/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Everybody Wants Some!!
Distribuzione
Notorious Pictures
Durata
116'
Produzione
Annapurna Pictures
Sceneggiatura
Richard Linklater
Fotografia
Shane F. Kelly
Scenografie
Bruce Curtis
Montaggio
Sandra Adair

Trama

Jake, un giovane lanciatore di baseball, al primo anno di college in un'università del Texas divide la stanza con alcuni compagni di squadra. Tra cameratismi e qualche conflitto interno al gruppo, tra notti folli alla perenne ricerca di conquiste femminili, Jake inizia un percorso di crescita che lo porterà anche a trovare l'amore.
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