CAST & CREDITS
Cast:
Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Bruce Boxleitner, James Frain, Beau Garrett, Michael Sheen
Regia:
Joseph Kosinski
Distribuzione:
Walt Disney
Durata:
127'
Sceneggiatura:
Edward Kitsis, Adam Horowitz
Fotografia:
Claudio Miranda
Scenografie:
Darren Gilford
Montaggio:
James Haygood
Costumi:
Michael Wilkinson
Musiche:
Daft Punk
LINK
Tron Legacy
di Joseph Kosinski
fantastico, azione, Usa (2010)

Il film dell'82 firmato Lisberger, diciamolo, è invecchiato male: rivisti oggi gli effetti da videogame con cui è animato il mondo all'interno del computer risultano simpaticamente kitsch, così come le tutine fosforescenti indossate dai protagonisti. La sceneggiatura, già vecchiotta e scontata all'epoca, non sta più in piedi, e tutto si riduce a una noiosa lotta per sconfiggere il malvagio elaboratore elettronico, come nei più classici canovacci avventurosi. “Tron Legacy” riprende e amplifica i difetti del prototipo, senza curarsi minimamente (errore fatale) di dare qualche spiegazione “logica” al pubblico pagante. Così, dobbiamo dare per scontato che esista un mondo virtuale chiamato “la Rete” in cui i programmi hanno una fisionomia umana, dove le persone reali possono entrare ed uscire (letteralmente) a piacimento, in cui, per divertirsi, si costringono i programmi “più deboli” a combattere e sfidarsi in assurdi giochi da arena (corse in motocicletta, battaglie con frisbee luminescenti). Lo script di Edward Kitsis e Adam Horowitz (uno dei principali sceneggiatori del serial “Lost”) sembra quindi solo un accessorio per giustificare l'entrata del protagonista nello sgargiante mondo virtuale, in cui assistiamo praticamente al remake del “Tron” originale piuttosto che ad un prosieguo di quegli eventi. Davvero poco è cambiato rispetto al film dell'82: qui ad entrare nel computer è il figlio del creatore del mondo virtuale, alla ricerca del padre scomparso anni addietro. Le sfide che dovrà superare il giovane Sam sono le stesse affrontate dal papà Jeff Bridges a suo tempo, benché i meccanismi dell'azione siano aggiornati alla concitazione dei nostri giorni e gli effetti digitali siano opportunamente migliorati (ma non per questo meno ridicoli, le tutine luminose fanno ancora ridere).
Tutto si riduce – ancora - alla battaglia per debellare lo strapotere del perfido despota di turno, in questo caso il doppio di Kevin-Bridges, una creatura virtuale (che ha le sembianze dell'attore di trent'anni fa, con un effetto non proprio espressivo e riuscito) intenzionata a creare un mondo “perfetto”, governato col pugno di ferro, a costo di arrivare a tragiche epurazioni e l'eliminazione degli avversari “politici”. Non è cambiato nemmeno il tono rispetto alla pellicola dell'82, che resta incredibilmente serioso e cupo, in questo caso aggravato dall'aggiungersi di dubbi sottotesti new age (Bridges scopre che nel mondo virtuale esiste una non meglio specificata nuova specie di vita in grado di rivoluzionare tutto ciò che conosciamo del genere umano e sul nostro posto nell'universo) , ipocriti messaggi libertari (Flynn auspica un futuro in cui i software potranno essere usufruiti da chiunque senza pagare) e conflitti generazionali padri-figli abbandonati un po' a sé stessi e non approfonditi a dovere. Certo, resta l'efficacia spettacolare delle prime sequenze, la sorpresa nel trovarsi catapultati in un altro universo (l'effetto 3D è usato con perizia, ma resta un giochino) alieno e desaturato (come per l'originale “Tron” una delle influenze più importanti resta “L'uomo che fuggì dal futuro” di Lucas), ma lo stupore resta per qualche minuto per lasciare presto spazio alla noia.
Le efficaci musiche del duo elettronico francese Daft Punk (che compaiono in un divertente “cameo”) sembrano essere l'unico elemento del film di Kosinski che riesce ad amalgamare sapientemente vecchio (sinfonie orchestrali) e nuovo (beat house e possenti synth), ma davvero non è sufficiente a risollevare le sorti di un prodotto che funziona poco anche a livello di “entertainment” (gli incassi inferiori alle aspettative ne sono la prova).