Saving Mr. Banks

Saving Mr. Banks


John Lee Hancock

Biografico, Commedia, Drammatico | Usa
(2013)

La denominazione di “Classico Disney” è da sola capace di aprire fantasiose praterie nell’immaginario di quella parte di immortale giovinezza che ogni adulto dovrebbe in sé conservare. Quante emozioni, vivide o sotterranee che siano, pulsano o rinascono se messe di fronte a fotogrammi disneyani, tra i simboli del proverbiale “sogno cinematografico”?

Eppure quando uno scrigno tanto prezioso ai nostri occhi si presenta, di rado ricerchiamo la provenienza di tale  magnificenza, come nasce e si sviluppa l’idea di una fantasia. La spiegazione di una genesi può intaccare la considerazione (la visione) che abbiamo del prodotto finito? Il dietro le quinte assume un valore alto nella comprensione di un’opera o resta una mera curiosità?

Sono domande che da sempre lo spettatore più curioso può porsi e a maggior ragione acquisiscono un approccio laborioso quando si prova a spiegare il tentativo di dare forma ad un immaginario fantastico ricco di una storia tanto gloriosa.

Chi si è voluto prendere la briga di raccontarci l’arte di Walt Disney non è riuscito a non condire, mescolare, addirittura confondere, il suo lavoro con pettegolezzi e illazioni che hanno cavalcato un intero secolo. “Saving Mr Banks” fa pulizia, senza però rischiare nulla.

In realtà Disney fa da motore di sponda ad una storia, quella di Pamela Travers. Sin dal nome, una figura oggigiorno semi-sconosciuta dietro la quale si cela la creatrice di una icona come Mary Poppins.

Il film è quasi interamente ambientato nell’aprile del 1961, periodo durante il quale l’inglese Travers visitò gli studi cinematografici di Walt, cercando di dissuaderlo dalla realizzazione della pellicola (un vertice disneyano al botteghino, non artistico) o, comunque, imporgli direttive più o meno rigide sul film che stava per essere realizzato. Questo ampia finestra è intervallata da flashback sulla fanciullezza dalla scrittrice, incentrati perlopiù sul rapporto con il tormentato ma amorevole padre.

Lo schema di base è quello – abusato – di un contemporaneo e composito dramedy: la contrapposizione tra due culture, quella inglese e quella statunitense. Da qui nascono una serie di ovvie schermaglie che partono da abitudini e costumi nazionali (valga per tutti l’ovvia parentesi del tè) e finiscono nel riversarsi nella realizzazione dell’opera. Da un’idea più razionale e composita della trasposizione cinematografica a un immaginario pronto a sfrenare e liberare un concepimento (le canzoni, gli inseriti animati) inammissibile per un ordinario amplomb inglese. Fino alla rappresentazione del Mr.Banks del titolo.

Pur con la propria staticità e lunghezza è un cinema che continua a deliziare quel pubblico che da porzioni di accademismi recitativi di alta classe (ottimi sia Emma Thompson che Tom Hanks, ma pure Paul Giamatti) riesce a cavare un senso compiuto al piacere della visione.

Un arco temporale dignitoso intermezzato però da ricordi di una Pamela Travers bambina. Impalpabili episodi di variegata importanza ma di relativo interesse tra la protagonista e il papà Colin Farrel avvolti in una cartolina ingiallita di dolciastro sentimentalismo. Un salto nel passato piatto e senza alcun sussulto la cui unica ragione d’essere, il personaggio della zia Ellie, ispiratrice di Mary Poppins, è risolta in un bozzettismo senza sbocchi che possano davvero rendere tangibile il senso della creazione.

E resta sullo sfondo il discorso di una giovinezza che supera territori, barriere sociali e culturali: dai figli di Disney alla bambina molto meno fortunata dell’autista Ralph alla stessa Pamela da giovane. Una giovinezza bisognosa di arte, fantasia. Quella stessa immaginifica fantasia assente in “Saving Mr. Banks” che, a visione terminata, ci lascia con l’amaro in bocca per averci detto ben poco sul personaggio (e la sua arte) che più di ogni altro ci interessava approfondire: Walt Disney.

22/02/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Saving Mr. Banks
Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Durata
125'
Produzione
BBC Films Walt Disney Pictures Ruby Films Hopscotch Features Essential Media & Enter
Sceneggiatura
Kelly Marcel, Sue Smith
Fotografia
John Schwartzman
Scenografie
Michael Corenblith
Montaggio
Mark Livolsi
Musiche
Thomas Newman
Costumi
Daniel Orlandi

Trama

Nell'aprile del 1961 la scrittrice inglese Pamela Travers, autrice della serie dedicata a Mary Poppins, si recò negli Stati Uniti per incontrare Walt Disney, intenzionato a realizzare una trasposizione cinematografica della sua opera. Alle schermaglie tra i due si alternano i flashback della giovinezza della donna.
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi