Love Exposure

Love Exposure


Sion Sono

Azione, Commedia, Drammatico | Giappone
(2008)

Difficilmente ci capiterà di vedere “Love Exposure” nei cinema italiani, anche se questa è una considerazione che, più o meno, si potrebbe fare per molti dei film asiatici che fanno il giro dei festival (a tal proposito bisognerebbe rimarcare la meritoria attività di rassegne come il Far East Film Festival di Udine, che questo mese inaugurerà la dodicesima edizione, grazie alle quali riusciamo nel nostro paese a vedere opere che la distribuzione nostrana si guarda bene dal prendere in considerazione). Persino l’oscarizzato “Departures” di Yojiro Takita da noi ha stentato ad arrivare e se c’è riuscito è stato grazie al coraggioso marchio friulano della Tucker (società che ha molto in comune con la manifestazione udinese, dove peraltro il toccante film sull’impiegato di pompe funebri ha stravinto lo scorso anno); ancor più difficile quindi immaginare nelle nostre sale un film di quattro ore (in origine pare fossero sei, poi il regista si è dato una regolata in sala montaggio) che mescola dramma a commedia, ha l’apparenza scanzonata di un film commerciale ma in realtà è alquanto autoriale e coraggioso e, soprattutto, dice cose scomode sulle religioni, non ultima quella cristiana.

Se, però, un giorno vi capitasse l’occasione di vedere questo film, non lasciatevela scappare, perché merita veramente. Sion Sono (autore del cult “Suicide Club” e ora alle prese col suo primo film occidentale, “Lord Of Chaos”, tratto da una storia vera e dedicato ad una serie di crimini avvenuti intorno alla scena heavy metal norvegese…poi non si dica che i registi non hanno più idee, non tutti almeno!) ci propone una travolgente cavalcata nella quale si mescolano melodramma romantico, commedia demenziale, critica sociale, azione, splatter, citazionismo, eleggendo persino un hentai (un pervertito sessuale) a protagonista. Sullo sfondo del celebre quartiere di Akihabara, il film racconta la storia di Yu, un ragazzotto (lo interpreta la popstar Takahiro Nishijima, membro dei AAA) che ha perso la madre da piccolo e che vive col padre, vedovo che si è rifugiato nella fede cristiana per superare il dolore. Inizialmente le cose vanno meglio e il padre decide di prendere i voti e diventare prete. Vocazione destinata ad avere breve durata, visto che il sacerdote ben presto istaura un legame pericoloso con la prostituta in cerca di redenzione Saori (la travolgente Makiko Watanabe, alla quale si devono i momenti più leggeri della pellicola). Il giovane Yu non può che assistere impotente alle vicissitudini del padre che prima decide di rinunciare ai voti per sposare la traviata, poi viene abbandonato da questa, evidentemente poco incline ad una tranquilla esistenza borghese. Nella speranza di compiacere il genitore (che, in effetti, lo sta trascurando), Yu (senza dubbio un tantino ingenuamente) comincia a dichiarare mentendo di commettere i più svariati peccati, ritenendo l’astio del religioso frustrato e le conseguenti punizioni comunque una forma di considerazione.

In verità, il nostro un certo peccato col tempo comincia a commetterlo: rubare scatti di ragazze in biancheria intima, arte in cui a dir poco diventa presto un maestro. Yu però è anche un romanticone e il suo sogno è quello di incontrare una ragazza che gli faccia battere il cuore e che somigli all’immagine della Vergine Maria che osservava da bambino. A scompaginare ulteriormente la situazione ci pensa la rediviva Saori che torna portandosi dietro un’inattesa figliastra, Yoko (la promettente Hikari Mitsushima, già vista in Death Note e anche lei proveniente dal mondo della pop music), che folgora il cuore di Yu e subito glielo spezza, poiché dichiara di odiare tutti gli uomini, eccetto Gesù Cristo e Kurt Cobain. Yoko perde presto, a sua volta, la testa per una misteriosa emula dell’eroina dei prison movie nipponici Sasori (conosciuta come Scorpio in occidente e passione cinefila del regista) che la salva dall’aggressione di un gruppo di teppistelli. Yoko però ignora che l’amata salvatrice è lo stesso Yu e del misunderstanding si approfitta Koike, una facoltosa e inquietante ragazza, che si muove in compagnia di due inseparabili coetanee e di un pappagallino verde, fondatrice di un nuovo culto, la Chiesa di Zero, (nel quale è facile vedere una critica a tutte le nuove fedi, molte anche controverse, che si sono affermate in questi ultimi anni) che attrae persone abbastanza fuori di testa e non si lascia certo scappare la strampalata famiglia del protagonista, fallendo solo col peccatore Yu, del quale Koike diventa una sorta di nemesi. Come si può immaginare, in questo trambusto vedere trionfare l’amore non sarà facilissimo, ma mai disperare…

Mi rendo conto che un film così lungo potrebbe intimorire anche lo spettatore più paziente, tuttavia bisogna riconoscere che “Love Exposure” regge bene la sua mastodontica durata e il merito è sicuramente di Sion Sono che ci regala un’opera complessa e stratificata che brilla per anticonformismo e coraggio. Non solo per avere scelto personaggi insoliti come protagonisti (peraltro assistendo alle vicissitudini di Yu, l’ultima cosa cui si finisce per dare peso è proprio la sua perversione) ma anche per avere detto cose forti su istituzioni come quelle religiose. Senza troppi giri di parole, infatti, si fa capire che Yu subisce dal padre vere e proprie violenze psicologiche causate dal fondamentalismo religioso paterno, mentre i nuovi culti sono descritti come pericolose organizzazioni che si approfittano dell’ingenuità e fragilità del prossimo. Senza voler mancare di rispetto alle convinzioni di nessuno, non capita sempre di vedere film che osano dire cose simili.

Il film comunque, come si sarà già capito, non si esaurisce nella sua critica alle varie chiese e nel suo mescolare diversi registri. La forza prorompente del regista si dimostra nel suo modo di girare energico, scabro eppure estremamente raffinato (il supporto digitale quasi non si nota). Una miscela di colori e suoni (anche la colonna sonora è eclettica, dato che spazia da Ravel al J-pop) che fa di “Love Exposure” una delle prove più dirompenti e riuscite degli ultimi tempi!

17/08/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Ai No Mukidashi
Durata
237'
Produzione
Yutaka Morohashi
Sceneggiatura
Sion Sono
Fotografia
Souhei Tanigawa
Scenografie
Matsuzka Takashi
Montaggio
Jun’ichi Itô
Musiche
Tomohide Harada

Trama

Un liceale, per compiacere il padre sacerdote che insiste affinché lui confessi i propri peccati, diventa un pervertito che fotografa la biancheria intima delle ragazzine. Un giorno si innamora di una sua coetanea ma una serie di equivoci, e l’intervento di una pericolosa e folle ragazza, complicheranno molto la love story
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale