CAST & CREDITS
Cast:
Gerard Butler, Lena Headey, Dominic West, David Wenham, Vincent Regan
Regia:
Zack Snyder
Distribuzione:
Warner Bros
Durata:
117'
Produzione:
Warner Bros
Sceneggiatura:
Zack Snyder, Kurt Johnstad, Michael Gordon
Fotografia:
Larry Fong
Scenografie:
James D. Bissel
Montaggio:
William Hoy
Costumi:
Michael Wilkinson
Musiche:
Tyler Bates
LINK
300
di Zack Snyder
azione, Usa (2006)

Un primo assaggio di tutto ciò ce l'aveva dato Robert Rodriguez un paio di anni fa con "Sin City" (pellicola fastidiosamente ambigua, oltre che odiosa, perché ancora prima di uscire in sala ottenne la nomea di cult assoluto). Ora è il turno di "300" (sempre da un'opera di Frank Miller), cronaca fantasiosa della battaglia tra gli spartani (appunto trecento valorosi uomini) di Re Leonida e l'enorme esercito persiano di Serse. I fan di Miller non avranno nulla da ridire: pare di trovarsi davanti ad una fotocopia dei disegni del loro beniamino. Ma in tutto ciò sfugge qualcosa. E il cinema dove sta?
Qual è il senso di operazioni di questo tipo? Il regista Zack Snyder (che già aveva diretto un discreto remake di "Zombi" di Romero) avrà pure conferito movimento e tridimensionalità alle figure di carta di Miller, ma l'incremento è avvenuto solo a livello visivo, perché a conti fatti i personaggi restano bidimensionali e vuoti. Senza una mano sicura dietro la macchina da presa, senza una benché minima operazione di "adattamento", o una visione d'insieme ragionata, "300", più che il capolavoro visionario visto da molti critici, pare un lungo (e noioso) videoclip girato da un Ridley Scott sotto acido: ralenti a non finire, musica tamarra, controluce stucchevoli, involontaria (?) ridicolaggine (i dialoghi retorici, i persiani effeminati, gli spartani, muscolosi e depilati, che nemmeno i modelli di Calvin Klein...).
E alla fine traspare una visione della Storia che non ha assolutamente nulla di leggendario o epico, ma è solamente violenta e machista (in linea con il precedente "Sin City", e, purtroppo, anche con le idee dell'attuale governo americano).
Non stupisce più di tanto lo strepitoso successo ottenuto dal film in patria.